2001: Odissea nello spazio. I primi 50 anni di un capolavoro

«Sono gli alieni, è Dio, siamo noi stessi del futuro, non è niente solo una serie di reazioni fisico-chimiche che ancora non conosciamo e poi la teoria dell’eterno ritorno e la palingenesi, ognuno in 2001: Odissea Nello Spazio, e nel suo finale meravigliosamente ermetico, vede qualcosa di diverso. Ognuno vede in esso lo specchio delle proprie credenze, ciò che pensa amplificato da una lente intellettuale che rende tutto migliore, più sofisticato e suggestivo. La parte migliore del nostro pensiero raccontata come se non fosse nostro.
Film adottato dal Vaticano per l’evidenza di un disegno divino ma anche adorato dagli scienziati più materialisti, l’unico argomento di cui siamo davvero certi tratti 2001: Odissea Nello Spazio è il cinema, con quel monolite nero come uno schermo in 16:9 o un televisore ultrapiatto modernissimo che fluttua nello spazio e dà vita a tutto».
C’è l’alba dell’uomo, nell’Africa estinta, dove un branco di ominidi vede apparire un monolito nero; ci sono i sistemi gioviani, i sette ottaedri e quel Bambino delle Stelle, il feto del Dr. Dave Bowman (Keir Dullea) che ha sconvolto i filosofi dell’elettronica e del digitale, tempestati di domande esistenziali: quel feto è l’ultima evoluzione dell’essere umano? Rappresenta la coscienza di una stella? Fa riferimento al dio Sole? Non tutti ne restarono colpiti all’uscita: Pauline Kael, critica del magazine New Yorker, morta nel 2001, scrisse: “Un film monumentalmente privo di ingegno”.
L’anno seguente, nel 1969, ci fu lo storico sbarco sulla luna al termine di una lunga fase di grande fermento e competizione fra le due superpotenze di allora (USA e URSS) per tagliare per prime quel prestigioso traguardo. Ciò che il film descrive a livello di stazioni orbitanti e viaggi interplanetari che avrebbero dovuto popolare lo spazio nel 2001, è stato infatti nel frattempo enormemente ridimensionato, anche per via dei costi esorbitanti che quelle spedizioni comportano, divenute in pratica insostenibili. Si può pertanto affermare che il film del grande regista britannico disegna uno scenario ottimistico in rapporto a ciò che l’uomo si prefiggeva di raggiungere in quel campo entro fine secolo. È stato enorme comunque l’impatto che ha avuto quest’opera sul genere fantascientifico in particolare, grazie a numerose sequenze di straordinaria suggestione, non solo visiva. Ancora oggi, a distanza di quarantacinque anni, esse affascinano e suscitano ammirazione oltreché determinare una sorta di riverenza per questo film in generale, come avviene di solito davanti ad un capolavoro scultoreo, pittorico o di qualsiasi altra forma artistica. Stiamo parlando pertanto di un gioiello della cinematografia mondiale che si staglia nettamente dalla media sia per eleganza formale, che per innovazione e profondità dei temi trattati: un film grandioso, complesso ed ambizioso allo stesso tempo.
Secondo diverse voci, la Warner Bros starebbe per annunciare un’edizione Ultra HD 4K di 2001 Odissea nello spazio, si spera associata a un Blu-ray carico di tutti gli extra possibili per un evento del genere. 2001 è un lungometraggio che si può giovare grandemente di un’edizione in 4K, non sarebbe soltanto un’operazione commerciale.
Kubrick e il suo direttore della fotografia Geoffrey Unsworth girarono infatti con negativo da 65mm con sistema Super Panavision 70 (da non confondersi con l’Ultra Panavision 70 di Hateful Eight) prevedendo una proiezione in formato Cinerama: non il Cinerama degli esordi, lo scomodo e complicato sistema di ripresa con tre camere sincronizzate, ma la sua variante a ripresa singola, più flessibile. Ulteriore dettaglio tecnico: secondo l’Internet Movie Database la pellicola Kodak usata era a 50 ASA, quindi con negativo dalla grana estremamente fine. Per farla breve, con un impianto casalingo degno di questo nome, e un televisore 4K che supporti magari l’High-Dynamic-Range per la resa dei colori, l’esperienza personale di 2001 potrebbe avvicinarsi moltissimo a quella totalizzante di cui pochi avranno goduto all’epoca. Attendiamo l’annuncio ufficiale.

Dott. Andrea Ranaldi