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Buon anno Italia! E non solo

monti marioCi siamo! Il 2012 è iniziato; per questo rivolgiamo ai nostri lettori i nostri più sentiti auguri e perché no, concedetecelo, anche un “in bocca al lupo” visto che la manovra Monti “Salva Italia”, varata nella sua prima tranche, ha salutato il 2011 ed è pronta sulla griglia di partenza del nuovo anno pronta a far sentire i propri effetti. Cerchiamo a questo punto di ripercorrere le tappe salienti che ci hanno condotto ad oggi, 2 gennaio 2012, data in cui non possiamo non fare delle considerazioni, in particolare per ciò che concerne l’accesso al credito da parte delle imprese.

E’ fuor di dubbio che stiamo vivendo tempi di instabilità, o almeno di cambiamento, da due punti di vista: il quadro economico, il contesto regolamentare. Già dal primo semestre del 2011 cominciavano ad evidenziarsi nettamente i contorni di una instabilità perpetratasi nel tempo e derivante dalla sfavorevole congiuntura economica del biennio 2008/2009 in cui il nostro Paese ha perso ben 6 punti di PIL. Nonostante una tenue ripresa a cavallo tra il 2009 ed il 2010, ormai nel vocabolario di noi tutti erano entrate a far parte dei termini prima d’allora quasi sconosciuti: default, declassamento, agenzie di rating, spread, crisi economica, recessione, Basilea 2, Basilea 3, che combinati in una “meravigliosa alchimia”, non facevano presagire nulla di positivo; da qui la forte accelerazione degli ultimi mesi del 2011 con l’adozione di misure d’urgenza atte da un lato a salvare l’Italia, dall’altro – e sarà questa la seconda tranche della su menzionata manovra – a dare al nostro Paese un nuovo imprimatur nello sviluppo economico.

Ma a questo punto una riflessione è d’obbligo: per ciò che concerne l’accesso al credito da parte delle imprese in tempi di instabilità, è forse necessario un ripensamento dei criteri di valutazione del rischio? In questo variegato scenario quindi, è facile capire come le banche rivestano un ruolo di fondamentale importanza. Se il 2010 ha rappresentato un periodo altalenante in termini di concessione del credito da parte delle banche, con il susseguirsi di contrazioni e concessioni del credito, il 2011 ha fatto segnare una significativa battuta d’arresto sia nei confronti dei privati, ma ancor di più nei confronti delle imprese. Il nuovo quadro regolamentare, delineato in particolar modo dagli accordi di Basilea 2, indirizza “l’industria bancaria” verso modelli di attività meno rischiosi. Da più parti sono stati sollevati dubbi sulla capacità delle banche in questo nuovo contesto di attrarre volumi di capitali adeguati per rispondere alle esigenze di finanziamento dell’economia. Sicuramente si comincia a guardare ad un credito migliore, erogato con maggiore consapevolezza ed in modo più selettivo. Tuttavia il modus operandi, varia a seconda che si tratti di banche di grandi o di piccole dimensioni.

Le piccole banche valutano il merito creditizio utilizzando in misura significativa le informazioni raccolte dal rapporto diretto con i clienti. Si tratta di informazioni di carattere qualitativo, che possono essere rapidamente elaborate e valorizzate con una struttura organizzativa snella.

Nei grandi gruppi creditizi il processo di erogazione del credito si basa principalmente su procedure codificate, i cosiddetti sistemi di ratingche traducono un’enorme massa di informazioni, prevalentemente di natura quantitativa, in giudizi sintetici sul merito di credito. In realtà comunque i due modelli non hanno una separazione così netta, dal momento che anche la banche di piccole dimensione hanno messo a punto strumenti per una valutazione quantitativa delle imprese e clienti e viceversa i grandi istituti di credito si avvalgono di informazioni qualitative delle proprie imprese. Pertanto permetteteci di fare una riflessione in tal senso: una procedura non può escludere l’altra, ma è opportuna una attenta combinazione delle due, che tenga da un lato conto delle importanti informazioni sulla qualità dell’impresa, e da qui emerge l’importante ruolo del Confidi, che può fungere da intermediario non solo nella prestazione di garanzie ma anche nel veicolare alla banca tali informazioni, visto il rapporto diretto con le imprese; dall’altro non si può prescindere da modelli che considerino l’aspetto dimensionale dell’impresa facendo leva su dati e parametri quantitativi ed in particolare su analisi prospettiche. Questo è il lavoro che ci auspichiamo condurranno le banche, soprattutto in questo periodo; vale a dire andare alla ricerca della giusta combinazione di elementi qualitativi e quantitativi per la corretta definizione del merito creditizio. Si tratta di un’integrazione che può essere assicurata solo da risorse umane qualificate, un assetto organizzativo equilibrato e flessibile, adeguati meccanismi di governo.

E che sia un buon anno anche in questo senso!

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