CALO DEMOGRAFICO E CRESCITA ECONOMICA: IN FUTURO NEANCHE I FLUSSI MIGRATORI SARANNO SUFFICIENTI A RISOLLEVARE IL PIL

La Banca d’Italia ha recentemente pubblicato una ricerca dal titolo: “Il contributo della demografia alla crescita economica: duecento anni di “storia” italiana”, nel quale si analizza la relazione tra la crescita economica e le variabili demografiche, anche per i prossimi decenni. Attraverso una scomposizione contabile della crescita del PIL e del PIL pro capite la ricerca mostra come le modifiche nella struttura per età della popolazione abbiano prodotto nel passato più lontano un demographic dividend positivo. Al contrario, negli ultimi venticinque anni e con ogni probabilità nel futuro, la demografia ha dato e darà un contributo diretto sensibilmente negativo alla crescita economica. Lo studio evidenzia come gli sviluppi demografici sarebbero stati ancora più penalizzanti per l’economia italiana, se non fosse intervenuto negli ultimi 25 anni un significativo flusso migratorio in entrata. I paesi che ricevono i flussi migratori vedono, infatti, aumentare la quota di popolazione in età lavorativa e ridursi il dependency ratio della popolazione più anziana. Inoltre le migrazioni, modificando il tasso medio di fertilità, possono avere un ulteriore impatto (ritardato) su dimensione e struttura per età della popolazione. In Europa, come negli Stati Uniti – si legge nella ricerca – dove i tassi di fertilità delle popolazioni migranti provenienti da paesi a basso reddito tendono ad essere elevati, l’immigrazione ha determinato negli ultimi decenni un innalzamento (un contenimento del calo) del tasso di fertilità medio nazionale. Questo contributo può persistere per una o più generazioni, fino a quando il comportamento riproduttivo dei migranti non converge verso i minori tassi di fertilità delle popolazioni autoctone Particolarmente importante – secondo i ricercatori – è risultato il contributo dei migranti alla crescita del PIL nel decennio 2001- 2011: la crescita cumulata è stata positiva per 2,3 punti percentuali mentre sarebbe risultata negativa e pari a -4,4 per cento senza l’immigrazione. Il PIL pro capite senza la componente straniera avrebbe subito nel decennio 2001-2011 un calo di -3,0 per cento, invece del -1,9 per cento effettivamente registrato. Ancora significativo è risultato il contributo della popolazione straniera per l’ultimo quinquennio: la flessione del PIL pro capite (-4,8 per cento) sarebbe stata nello scenario controfattuale di assenza della popolazione straniera più severa (-7,4 per cento).

L’evoluzione futura
Abbastanza cupo lo scenario che gli studiosi prevedono per il futuro. Nelle simulazioni per il prossimo cinquantennio i dati e le previsioni nazionali e internazionali prospettano un’evoluzione sfavorevole della composizione per età con una riduzione della quota di popolazione in età lavorativa ed effetti negativi sulla crescita economica in Italia, in modo non dissimile dagli altri principali paesi industrializzati. I flussi migratori (previsti) potranno limitare il calo della popolazione complessiva, della popolazione in età lavorativa e dei tassi di occupazione, ma non saranno più in grado di invertire il segno negativo del complessivo contributo demografico. Il lavoro si conclude valutando tre sviluppi potenzialmente indotti dagli stessi fattori demografici o da azioni di policy: l’estensione della vita lavorativa, l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’incremento nei livelli di istruzione, i quali potrebbero contrastare i puri effetti contabili legati all’evoluzione nella struttura per età della popolazione.