In lungo e in largo, semplicemente: l’Abruzzo!

Ora più che mai mi vien voglia, Cari Lettori di Infoboom, di raccontarvi meravigliose storie che riguardano il Nostro Pezzo di Terra, il nostro gioiello, parte essenziale dello Stivale d’Italia, addirittura ‘polmone verde d’Europa’! ‘Preziosa’; così considero la mia Regione e ‘prezioso’ considero anche l’intero pianeta, il quale non dobbiamo dimenticare ci viene dato in prestito e il quale dobbiamo impegnarci a restituire nella migliore condizione possibile alle generazioni a noi successive! Durante i passati giorni di fine estate, però, la Nostra Montagna ha pianto; la montagna sacra di Celestino V, il Morrone nel Parco della Majella; ma ha pianto pure il Velino-Sirente….ettari e ettari divorati dalle fiamme, per non dire poi degli urli terrificanti degli animali che non sono riusciti a sfuggire al potere divoratore del fuoco. Gridi che non ci sono forse penetrati nelle ossa?!?!? Penso di sì! Ora non voglio dilungarmi su questo argomento, di cui è pur vero avremmo avuto bisogno di sentire discutere più dettagliatamente nei Tg nazionali, però adesso Stop e guardiamo all’orizzonte, ad un orizzonte di speranza come solo noi abruzzesi sappiamo fare! La Natura è stata ancora una volta in grado di perdonarci; sono arrivate, infatti, le tanto attese e benefiche piogge, per porre, per quel che si può, argine alle fiamme e poi quella pietra a cuore salvata dall’incenerimento e rimasta bianca, candida, la cui foto ha fatto in pochi minuti il giro del web ci fa o non ci fa parlare di Miracolo e di Meraviglia?! Allo stesso modo come di Miracolo si può parlare anche per gli estratti vivi dalla Valanga di Rigopiano dello scorso inverno.

Cari miei, è giunto adesso il momento di viaggiare attraverso ciò che mi sono promessa di raccontarvi: è un viaggio che ha qualcosa di magico, come il Natale che si appresta ad arrivare; che ci fa conoscere curiosità interessanti al di là del nostro specifico territorio marsicano, che sa di gesso, di cemento, di visciole e liquirizia! Pronti e… via!

Recenti esplorazioni hanno evidenziato che grandi territori, in diverse parti del mondo, presentano affioramenti di gesso, anche di antichissima formazione, in Russia, in Cina, negli Stati Uniti e in Messico, dove nel 2006 è stata scoperta la grotta di Naica, con all’interno i cristalli di gesso più grandi del mondo, lunghi fino a 12 m.
Anche l’Italia possiede in molte regioni aree carsiche gessose; Sicilia, Calabria, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna sono quelle che vantano una maggior presenza di gesso, in particolare nell’ultima, presso il Parco dei Gessi Bolognesi, si trova la grotta in gesso più grande del mondo, con uno sviluppo di 11 km.
– E il nostro Abruzzo? Ci sorprende con la provincia di Chieti, ricca di formazioni gessose. Una fascia quasi continua si sviluppa in modo obliquo nell’area collinare; con inizio dalle pendici della Maiella, sulla valle dell’Aventino, attraversa le vallate del Sangro, del Sinello e del Trigno fino ad arrivare in Molise. Nel territorio di diversi paesi si evidenziano notevoli affioramenti di gesso, alcuni centri abitati sono stati costruiti direttamente sulla roccia o con pietre dello stesso materiale, prelevati dalle varie cave presenti in passato. Gli esempi più interessanti sono Gessopalena (in foto) e Gissi i cui nomi hanno avuto origine proprio dalla presenza abbondante del gesso!
Da alcuni anni Antonio Ottaviano di Gissi, appassionato di storia locale e grande conoscitore del proprio territorio, ha esplorato numerose cavità tra le rocce di gesso, nonché effettuato interessanti ritrovamenti storici ed archeologici. Per questi motivi, insieme ad alcuni amici e compaesani, ha fondato un’associazione denominata i “Lupi del Gesso”, che si occupa di tutela e valorizzazione del territorio, di storia locale e speleologia.
Successivamente Ottaviano decide di condividere le sue scoperte speleologiche, custodite gelosamente, con il Gruppo Grotte e Forre Abruzzo e col CARS (Centro Appenninico Ricerche Sotterranee).
In seguito vengono effettuati i primi rilievi delle cavità, per la catalogazione e la registrazione delle stesse, tra queste la più estesa, con uno sviluppo complessivo di circa 300 m, risulta quella denominata Grotta del Lupo o di Ottaviano, proprio in onore dello scopritore. Nel territorio di Gissi sono state individuate ed esplorate finora altre 5 diverse cavità: la Grotta del Cristallo, la Grotta della Zita, la Grotta dei Briganti e l’Abisso del Gesso. Nei territori limitrofi sono state rilevate invece: la Grotta dei Banditi a Furci, la Grotta del Castellaro e la Grotta del Tasso nel territorio di San Buono, altre invece solo individuate, necessitano ora di ulteriori rilievi.
Queste cavità attualmente non hanno nessuna forma di tutela, ma, fortunatamente, quasi tutte ricadono all’interno di due diverse aree SIC (Siti di interesse comunitario), quella di “Monte Sorbo” e quella del “Fiume Treste”.
Da alcuni mesi la Regione Abruzzo, sulla base di un bando PSR, ha finanziato la redazione per i Piani di Gestione delle aree SIC, nell’ambito della Rete Natura 2000, finalizzati alla tutela di habitat e, a livello europeo, ha cercato la possibilità di forme di finanziamento attraverso la PAC (Politica Agraria Comunitaria), per la conservazione e la valorizzazione del territorio e delle attività agro-silvo-pastorali.
Questi ultimi, insieme agli speleologi del CARS e dell’Ass. I Lupi del Gesso, hanno scoperto all’interno della principale cavità (Grotta Ottaviano o del Lupo) una della più grandi colonie di Chirotteri (Pipistrelli) della regione, con circa 3.000 individui, appartenenti a 6 diverse specie, tutte inserite negli Allegati della Direttiva Comunitaria Habitat dell’Unione Europea e pertanto di estremo interesse naturalistico, fatto che giustifica ancor più l’istituzione dell’area SIC.
Che bella questa prima scoperta!

Passiamo alla seconda tappa!

Non tutti lo sanno, ma il Vicolo più stretto d’Italia si trova proprio qui da noi, in Abruzzo! Esattamente a Civitella del Tronto, borgo del Teramano. La famosa stradina si chiama “La Ruetta”!

Al suo ingresso è stata apposta una simpatica targa con tanto di rima: “La Ruetta, d’Italia la via più stretta!”. In particolare le vie del centro storico di Civitella del Tronto, che permettono di salire verso la fortezza sono molto strette e ripide, originariamente progettate per incanalare gli assalitori e sorprenderli alle spalle.
Tuttavia si tratta di un primato che l’Abruzzo si contende con altri comuni d’Italia. Primo tra essi Termoli la cui “rejiecelle” misura un ingresso di 41 centimetri, seguita da Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, con i suoi 43 centimetri. Tra le strade più strette d’Italia si annovera anche una strada a Lucera, in Puglia, che misura una larghezza di 45 centimetri.
Nella nostra Civitella del Tronto l’ingresso del vicolo più stretto d’Italia misura ben 40 centimetri, un solo centimetro in meno rispetto a quello di Termoli, ma solo dopo mezzo metro il vicolo si allarga fino a 66 centimetri.
Censita anche su Tripadvisor, “La Ruetta” richiama ogni anno numerosi visitatori che sul portale hanno rilasciato numerose recensioni come questa: “Consiglio di passare nella Ruetta se siete abbastanza magri, altrimenti rimarrete incastrati!”. Quindi: <Attenzione!>

Terza nostra tappa: “Visciole golose!”

Chi abruzzese (marsicano e non) non conosce la “Ratafià”?
Non tutti però sanno che la parola “Ratafià” deriva dal latino “Pax Rata Fiat” = “L’accordo di pace è fatto”. Questa frase veniva pronunciata dagli ambasciatori nel momento del brindisi, quando trattavano un accordo di pace durante un pranzo.
Si tratta di un liquore a base di visciole, ciliegie amarognole, che, solitamente, viene servito come accompagnamento di un dolce. Insieme alla genziana, la Ratafià è uno dei digestivi più apprezzati e consumati alla fine del pasto in Abruzzo, soprattutto nei pranzi/cene dei giorni di Festa, come ad esempio l’imminente Natale. Per realizzarlo in casa ci vuole molta pazienza, ma si può e con diverse procedure; chi usa la grappa, chi utilizza anche i noccioli!

Eccovi qui svelatavi la Ricetta della Nonna!
La Ratafià della Nonna
_Ingredienti_:
5 kg di visciole
5 l di vino bianco
Per ogni litro ottenuto dopo la fermentazione: 30 g di zucchero, 300 ml di alcol per liquori

_Procedimento_
Sciacquare e scolare molto bene le visciole, privarle del picciolo e metterle in un contenitore di vetro da 10 litri con imboccatura larga. Versarvi il vino. Chiudere bene ed esporre il contenitore per 40 giorni al sole pieno.
Passati i 40 giorni, filtrare il liquido ricavato e per ogni litro ottenuto aggiungere 30 grammi di zucchero e 300 ml di alcol per liquori.
Mescolare bene e far riposare per altri 15 giorni in luogo fresco.

In ultimo vi presento “l’Oro Nero” Abruzzese!

I primi documenti sulla storia della radice dolce, la Liquirizia, in Abruzzo, risalgono al 1433 e riguardano il territorio di Atri, in provincia di Teramo, dove esistevano già all’epoca toponimi che richiamavano la presenza di questa leccornia, come ad esempio la cosiddetta Regolizie. Da allora le attività legate a questa pianta e al suo utilizzo hanno subito una veloce ascesa tanto che l’Abruzzo, già nell’800, si affermava nel panorama dolciario italiano come una delle regioni più attive nella produzione di liquirizia, richiamando molti forestieri soprattutto calabresi che spinti proprio dalla cospicua presenza di questa pianta utilizzavano i territori costieri abruzzesi come terre di conquiste e di imprenditoria. Una delle maggiori realtà legate alla trasformazione della radice rimane ancora oggi Atri, con la Menozzi De Rosa, antica fabbrica per la lavorazione, che affonda le sue origini nel lontano passato ottocentesco. Tempo fa era stata annunciata dal Comune di Atri l’intenzione di realizzare perfino un Museo interamente dedicato alla Liquirizia per dare lustro a questa tipicità locale, dalla radice alle tradizioni storiche e antropologiche sino ai più curiosi utensili e antiche tecniche di lavorazione.
Noi, dal canto nostro, ci auguriamo che diventi al più presto realtà!

Che siano sempre benvenute tutte le nuove e piacevoli scoperte!

Buona vita amici!

Augusta D’Andrea