IN VIAGGIO VERSO L’ETERNO

Il concetto di eternità può avere svariati significati. Indica il trascorrere infinito del tempo ed esprime l’atemporalità, un qualcosa che trascende dal tempo stesso. L’eternità non ha nè principio nè fine, essa è raccolta in un orizzonte di infinito. Nell’antichità greca e romana l’eterno era sinonimo di valore, sia esso un uomo, un popolo o una città. Roma è la “città eterna”, una città di valore che vivrà in eterno, appunto. Il viaggio verso l’eterno sembra
utopistico, un incessante peregrinare in lungo e in largo verso una meta indefinita. Il Giro d’Italia è riuscito a dare un inizio ed una fine al viaggio verso l’eternità. Da Gerusalemme a Roma, un lungo e suggestivo cammino che abbatte le barriere filosofiche e geografiche e si ricongiunge con la grandezza della città definita “Caput mundi”.
Anche il Giro è eterno, nel suo valore e nella sua grandezza. La Corsa Rosa è il viaggio
senza meta, un lungo girovagare tra gli angoli dimenticati di un’Italia che ogni anno, nel mese di maggio, si riscopre più bella che mai. Il Giro non conosce confini, è la prima grande corsa a tappe a varcare i confini europei abbracciando Israele e Gerusalemme. Il Giro non conosce distinzioni di religione, ha il potere di unire ebraici e cristiani sotto il nome comune
di Gino Bartali, secondo cui non esistevano distinzioni ma “solo uomini”. Il Giro è una infinita raccolta di frammenti che compongono l’istantanea del nostro paese, dalla Sicilia alle Alpi, dai borghi abbandonati alle grandi città, dalle campagne torride e sperdute sino ai villaggi ancora innevati dopo il lungo inverno. Il Giro è memoria storica, è commozione, è silenzio.
Rivolgerà una preghiera alle vittime della Valle del Belice, piangerà i corpi sepolti dalla
valanga di Rigopiano e ricorderà i caduti nella Grande Guerra. La pellicola in bianco e nero della storia d’Italia è lunga 3.562 km, un filo rosa che si snoda nel cuore della nostra terra ed avvolge tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Il Giro d’Italia è un racconto di nomi, volti e gesta che ne hanno segnato la storia. Luigi
Ganna ha vinto la prima edizione del 1909 lasciandosi andare ad uno spontaneo “Me brusa tant el cul”. Costante Girardengo ed Alfredo Binda hanno conciliato la figura dell’uomo a quella del campione. Fausto Coppi e Gino Bartali hanno trasformato il ciclismo in un romanzo di emozioni. Eddy Merckx ha distrutto tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino.
Felice Gimondi ha resistito, ha lottato ed ha vinto. Bernard Hinault è stato l’ultimo Tedoforo nella staffetta dei giganti. Marco Pantani ha emozionato, è caduto, si è rialzato, ha pianto, è sprofondato. Vincenzo Nibali ha riacceso l’entusiasmo degli italiani diventando il simbolo di un ciclismo nuovo, nella forma e nei contenuti.
Il Giro d’Italia è un insieme di istanti, di giornate drammatiche e trionfali. Le terribili cavalcate solitarie dei pionieri, le leggendarie fughe dell’Airone, la tormenta del Passo Rolle, i sassi di Pieris, il Bondone di Gaul, la neve del Gavia, gli sterrati di Montalcino. È la corsa che resta impressa nella mente e nel cuore, è la corsa che vivrà in eterno.
Un altro viaggio sta per avere inizio. Stavolta si giunge nella città eterna, lì dove il tutto
acquisisce grandezza ed imponenza. Il Giro racconterà un’altra storia d’Italia destinata a
rimanere nell’infinità delle nostre menti. Il Giro abbatte la metafisica, è semplicemente
magia.