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L’Aquila – Il terremoto orribile della memoria

terremotoSuccesse a mezzogiorno: una terribile scossa di magnitudo 6.7 che rase al suolo un’intera città. La terra tremò, all’Aquila, come nel 1461, ma scosse di media entità si ebbero anche nel 1498, nel 1646 e nel 1672. E fu come la conferma di un’esiziale maledizione. L’onda dello sciame sismico cominciò a interessare gran parte dell’Abruzzo aquilano e dopo alcune settimane di quiete, la forte scossa del 14 gennaio 1703 nella zona tra Amatrice e Montereale fu solo il drammatico anticipo, il più forte mai registrato, di quello che sarebbe poi accaduto: il bilancio a Montereale fu di oltre 800 morti, con moltissimi crolli in diversi paesi del Reatino. A poche settimane da quel giorno, il crollo delle torri campanarie delle chiese di Santa Maria di Roio e di San Pietro a Coppito, segnarono l’inizio del terrore. Era il giorno della Purificazione di Maria e molti fedeli aquilani erano riuniti per celebrare il sacro rito della Candelora, in preghiera nella chiesa di San Domenico. E prima che scoccasse mezzogiorno, proprio durante il momento della comunione, il tetto cedette, seppellendo i presenti.”Spero che ricordando quel dolore e quei morti, la città sappia qualitativamente reagire come allora solo che in tempi molto più rapidi, a partire dal 2013″.Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha commentato la ricorrenza del terremoto del 2 febbraio del 1703, a 310 anni dal tragico sisma che rase al suolo il capoluogo seminando circa 6 mila vittime, di cui 2.500 all’Aquila e il resto nel territorio circostante. Terra d’Abruzzo: una terra ballerina che “colpisce” nei secoli.

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