METTIAMO LA PAROLA FINE ALL’ABBANDNO SCOLASTICO E LAVORIAMO ANCHE PER UNA SCUOLA MULTICULTURALE……

La scuola è l’istituzione che ha il compito di educare e formare il soggetto, al fine di costituire un individuo attivo che sappia fronteggiare in modo sicuro la realtà in cui vive.
L’esperienza scolastica incide profondamente sullo sviluppo del soggetto, sul processo di acquisizione delle abilità cognitive e sociali, nonché sul processo di costruzione dell’identità.
Le statistiche però ci informano che i ragazzi italiani abbandonano molto presto la scuola e molti lo fanno prima di aver conseguito un titolo di studio superiore, ritrovandosi così con la sola licenza media ed un’obiettiva difficoltà a trovare lavoro.
Questo fenomeno va sotto il nome di “dispersione scolastica”, termine col quale si indica quell’insieme di fattori che comportano ritardi, “ripetenze”, rallentamenti o abbandoni in uno specifico circuito scolastico.
Il soggetto che abbandona la scuola in quanto non acquisisce gli strumenti utili per rispondere alla continua richiesta di sapere dettata dalla nostra società, non è in grado di padroneggiare le nuove tecnologie che creeranno sempre più una discrepanza tra coloro che “sono bravi” e coloro che “non lo sono”.
Le cause dell’abbandono possono essere molteplici.
Alcune delle variabili possono essere le seguenti:
– l’ignoranza e la disoccupazione parentali;
– l’assenza di un ambiente educativo ricco e stimolante;
– l’assenza di adeguati spazi e tempi di formazione;
– la necessità familiare di un’attività lavorativa prematura;
– i fattori più pratici, come la distanza dalla scuola, la mancanza di adeguati servizi di trasporto;
– le inadeguate strategie formative e didattiche;
– una scelta inadeguata del percorso di studi.
Come si potrebbe intervenire? Secondo me,il sistema scolastico dovrebbe farlo su tre aspetti fondamentali:

1. Insistere sulla formazione e l’aggiornamento continuo degli insegnanti.

Uno dei problemi della scuola italiana è la mancanza di aggiornamento dei docenti,anche se in questi ultimi tempi si notano netti miglioramenti, legati a vecchi metodi educativi e a programmi obsoleti. La legge obbliga gli insegnanti alla formazione ma questa è vista con sospetto, quasi come un dovere da assolvere e non come un’esperienza formativa. Vorrei poi sottolineare la necessità di una preparazione psicologica degli insegnanti: una figura educativa così importante dovrebbe essere in grado di comprendere a fondo i suoi alunni, nelle loro dinamiche personali e nel loro contesto di vita, potrebbero magari essere affiancati in ciò da uno specialista che abbia questa funzione e che possa preparare i docenti su questi vari aspetti.

2. Modificare le strategie formative e didattiche.

La scuola non dovrebbe trasmettere solo le conoscenze di base ma dovrebbe orientarsi sui temi della vita quotidiana e dell’ambiente economico, sociale e culturale locale e nazionale. La didattica utilizzata nelle scuole è chiusa rispetto ai problemi della vita e del mondo contemporaneo, costringendo i ragazzi a risolverli da soli e viverli fuori dalla scuola.

3. Promuovere un’adeguata azione di orientamento.

Una scelta sbagliata del percorso di studi potrebbe derivare da un mancato o inadeguato orientamento. Quello inefficace, o addirittura assente, potrebbe far diventare la vita tra i banchi noiosa, fino alla “fuga”. L’orientamento è un’attività trasversale all’azione formativa mirante ad individuare un percorso di studi su misura per il soggetto che rispetti la sua persona, le sue caratteristiche, le sue propensioni e, soprattutto, le sue aspettative personali. La scelta del percorso di studi è difficile poiché lo studente si trova spesso solo,ad affrontare, nel delicat passaggio dalla scuola elementare alla scuola media, dei cambiamenti che richiedono un notevole investimento di energie cognitive e psicologiche. La complessità dei sistemi e l’incertezza per il futuro, tipici della nostra società, rendono la scelta ancora più difficoltosa. L’insuccesso diventa una minaccia di caduta verticale della propria identità, che mina l’autostima e l’autoefficienza percepita. L’insuccesso a scuola rischia di diventarlo anche nella vita, sotto tutti i punti di vista, per poi continuare nel campo lavorativo incidendo puntualmente sul processo di sviluppo.Lottare contro la dispersione scolastica è indispensabile poiché il soggetto che decide di interrompere il suo percorso formativo perde l’occasione giusta per conquistare quegli strumenti senza i quali rischia di rimanere schiacciato da fenomeni sociali di cui non ne comprende ne’ il senso ne’ il significato rischiando di scivolare in un inesorabile smarrimento di fronte all’inarrestabile mole di informazioni che lo assalgono con la conseguenza di alimentare una profonda sfiducia verso se stesso e le proprie risorse. Ovviamente la soluzione di questo gravoso fenomeno non può trovare posto solo nella scuola ma è necessario soprattutto il coinvolgimento della famiglia nonche’ del sistema sociale e culturale del territorio e,quindi, di tutto il contesto educativo in cui sono inseriti i ragazzi a rischio. Poter iniziare dalla scuola, secondo me,rappresenterebbe già un grande passo. Da tempo, ormai, nella scuola italiana si svolgono progetti finalizzati all’integrazione linguistica e culturale di giovani immigrati. Solitamente è la scuola che utilizza le proprie risorse, umane ed economiche, per affrontare le problematiche inerenti l’alfabetizzazione e il sostegno nel percorso scolastico degli alunni stranieri. Altre volte essa si avvale di operatori esterni, con formazione specifica nell’insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, che attraverso l’utilizzo di idonee metodologie si adoperano per portare i bambini ad avere una integrazione oltre che linguistica anche culturale. La presenza degli alunni stranieri è una realtà che non può essere più ignorata né considerata transitoria. Il numero più alto di immigrati si riscontra nella scuola primaria e secondaria di primo grado. Quotidianamente,chi entra nelle aule, si trova di fronte a bambini o ragazzi che, precocemente, hanno vissuto la difficile esperienza dell’emigrazione. In questi casi, il suo lavoro non si può, e non si deve, esaurire nella semplice e pura alfabetizzazione linguistica, ma quest’ultima deve essere inserita nel quadro più ampio della socializzazione, dell’elaborazione mentale e del confronto con la “nuova” cultura. Nasce da qui l’esigenza di valorizzare l’identità propria di ciascuno, facendola divenire fonte di arricchimento per tutti gli altri,nostri compresi.
Solo in questo modo, si offriranno esperienze vere,vissute e significative per tutti:per i docenti e per gli alunni, per chi accoglie e per chi è accolto. Da cio’ si evince, come il compito che ognuno di loro si trova a svolgere, entrando ogni mattina in una classe multiculturale, non puo’ essere soggetto a improvvisazione ma richiede l’acquisizione di giuste tecniche e abilità. Al di là dei passi in avanti che si stanno facendo per la formazione di insegnanti L2, non ci sono ancora, ad oggi, direttive precise in merito alla istituzionalizzazione di una nuova materia che si impone con urgenza nelle nostre scuole: l’italiano come seconda lingua.
Con altrettanta prontezza, si dovrebbe tener conto di come, agli operatori del settore, venga spesso richiesto di gestire situazioni che vanno molto al di là dell’integrazione linguistica e culturale. Giovani studenti stranieri sono,a volte, protagonisti di storie difficili,anche da gestire,che entrano prepotentemente nella nostra quotidianità fornendoci importanti lezioni di vita.
In concreto, come non ricordare la vicenda di qualche anno fa di una giovane adolescente che appena portata, in Italia, lontana dagli Unici Affetti che avesse mai conosciuto, ha iniziato a manifestare una forte turbolenza ponendo costantemente le sue mani sugli occhi.
In questo caso, il compito che si era presentato agli operatori appariva arduo e difficile, bisognava, infatti, riorganizzare la sua giovane psicologia di una Persona che aveva conosciuto,forse troppo presto, le vere difficoltà della vita. E’, allora, proprio in situazioni come questa che il lavoro di alfabetizzazione diviene anche un’importante ed esclusiva opportunità per entrare,poco alla volta ed in punta di piedi nella vita dei Cittadini Stranieri e per filtrare l’aspetto negativo della Loro forte emotività.
E’ comunque fuor di dubbio che tornando a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, il retaggio più grande che porterà sempre con sé chi opera in questo settore è la gioia di aver creato, con i propri alunni, rapporti Umani, Veri e Duraturi………….

Alex65