MIGRANTI IN CRESCITA NELL’AGRICOLTURA ITALIANA

Un’analisi della Coldiretti sul contributo strutturale dei lavoratori stranieri

In agricoltura trovano occupazione regolarmente oltre 346 mila stranieri provenienti da ben 155 paesi diversi. Con 30.612.122 giornate lavorative, i braccianti stranieri rappresentano il 26,2% del totale del lavoro svolto nelle campagne italiane. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti realizzata in collaborazione con Idos. Sono molti – sottolinea la Coldiretti – i distretti agricoli dove i lavoratori immigrati sono una componente ben integrata nel tessuto economico e sociale, come per la raccolta delle fragole nel veronese, la preparazione delle barbatelle in Friuli, le mele in Trentino, la frutta in generale in Emilia Romagna, l’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia, dove a svolgere l’attività sono soprattutto gli indiani, mentre i macedoni sono principalmente impiegati nella pastorizia.
La nazionalità di gran lunga più rappresentata – sottolinea la Coldiretti – è quella romena, con 110.154 lavoratori che precedono gli indiani (32.370 occupati), impegnati soprattutto nelle attività di allevamento. Al terzo posto vi sono i marocchini a quota 32.826; precedono albanesi (30.799), polacchi (13.532), bulgari (12.439), tunisini (12.881) e slovacchi (6.337).
Il 48,1% degli stranieri occupati in agricoltura – continua la Coldiretti – si concentra in 15 province, quelle che di fatto registrano i numeri più alti di lavoratori stranieri: Foggia (5,8%), Bolzano (5,4%), Verona (5,0%), Latina (4,1%), Cuneo (3,8%), Ragusa (3,7%), Salerno (2,6%), Ravenna (2,6%), Cosenza (2,4%), Trento (2,3%), Ferrara (2,2%), Forlì-Cesena (2,2%), Bari (2,1%), Matera (1,9%) e Reggio Calabria (1,9%).