MORTI SUL LAVORO: Una storia realmente accaduta……….

MA LA VITA UMANA VALE SOLO 1725 EURO???????

Roberto è un ragazzotto che ha da poco finito le scuole superiori, con l’indecisione tipica degli adolescenti ha un mare di sogni ma non sa ancora cosa voglia fare da grande. In attesa di decidere fa un concorso alle Poste s.p.a.. La fortuna gira proprio dalla sua parte: lo vince.

Sarà portalettere.

Il contratto è solo di tre mesi, ma i giovani hanno la capacità di vedere del bello anche in questo: se tutto va bene potrebbe essere una porta d’accesso alla grande azienda, altrimenti sarà comunque l’esperienza di una primavera che, oltre a fargli racimolare qualche soldo, gli consentirà di maturare e lo aiuterà nell’ardua decisione di cosa voler essere nella vita.

Tutte le mattine passa all’ufficio, prende la posta e sale in sella al Liberty giallo che le Poste gli hanno dato in dotazione per consegnare lettere, pacchi e raccomandate di casa in casa. Il lavoro non è male, la paga nemmeno.

Il 10 Marzo, come tutte le mattine, Roberto va al lavoro. Pioviggina, ma la giornata promette molto bene: pochissima la posta da consegnare, oggi si dovrebbe finire presto. E presto finì: quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro. Dai rilievi della polizia il ragazzo sembra aver commesso una bravata: correva, non ha fatto in tempo a fermarsi a uno stop, è finito sotto un camion. La posta consegnata a metà. Come la sua vita, a metà. Tutto per la fretta di tornare presto a casa.

Non è da Lui, ma i rilievi non lasciano ombra di dubbio: il ragazzo non si è fermato.

Gli unici a non farsene una ragione, come sempre in questi casi, sono i genitori. Fanno fare indagini su indagini per capire cosa sia successo perché loro figlio non era così irresponsabile come la dinamica dell’incidete lo dipinge. Salta fuori che il Liberty piaggio in dotazione a tutti i postini ha un difetto di fabbrica (la Poste s.p.a. e la Piaggio stanno infatti cercando di risolvere il problema in seguito alle miriadi di incidenti avvenuti con lo scooter che ha un difetto al carburatore che in determinate condizioni impedisce alla vettura di rallentare). Quel giorni pioveva, Roberto pesava cento chili e, se la fisica non è un opinione, una tale massa in movimento e con queste condizioni non è facile da fermare. Ai genitori viene il dubbio che le due cose possano essere le concause dell’incidente. Poco importa se alla visita medica era stato giudicato idoneo nonostante il suo peso e se il Liberty Piaggio è omologato per 275 chilogrammi. Se la vettura era difettosa il peso del ragazzo non può essere stato ininfluente.

Ma le ipotesi di due genitori disperati valgono meno dei pezzi di carta su cui giace la documentazione raccolta. La versione ufficiale resta la prima, quella scritta dalla polizia il giorno dell’incidente quando un poliziotto poco più grande di Roberto stilava il verbale di un incidente, non potendo sapere quale segreto si nascondeva tra i rottami del motorino.

Alla famiglia, che continua comprensibilmente ad aggrapparsi agli specchi per non imputare questa colpa al figlio, non resta che consolarsi con il risarcimento dell’INAIL: 1.725 €, tanto vale la vita di un diciannovenne perché, come è stato spiegato ai genitori che credevano il figlio valesse qualche centesimo di più, “il ragazzo non ha eredi e non manteneva una famiglia, quindi ha diritto solo all’assegno funerario”.

Quella di Roberto è la storia di una delle tante persone che negli anni hanno perso la vita sul lavoro, molte meno degli anni precedenti, ma ancora tante. Hanno tutti storie diverse, sono morti in circostanze diverse, in età diverse, con famiglie diverse, in posti diversi e con sogni diversi. Una sola cosa rende questa storia uguale a tutte le altre: tutti erano abbastanza giovani e forti per lavorare………………..ERANO……………….

 

Prof. Sandro VALLETTA