Storia del cinema: LA CREAZIONE – 1° Parte

In questo numero inizieremo ad affrontare l’affascinante fenomeno della nascita e del successivo primo sviluppo del cinema; questo fenomeno, per come lo intendiamo noi oggi, cioè come uno spettacolo, con proiezioni aperte a tutti in una sala al chiuso e su di uno schermo, nasce in Francia con i fratelli Auguste e Louis Lumière nel 1895.

Quel periodo storico era permeato dal Positivismo, corrente filosofica, propria della borghesia, che si caratterizza per la fiducia nel progresso scientifico e per il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. C’è una profonda trasformazione anche nei modi di vita della città, dove si verificano, in pochi anni, cambiamenti più incisivi di quelli avvenuti nei secoli precedenti con le innovazioni tecnologiche dell’uso della macchina a vapore, dell’elettricità, delle ferrovie, che mutano profondamente non solo le dimensioni spazio-temporali ma anche quelle intellettuali. Tutto questo porterà nei primi anni del ‘900 a quella esaltazione delle “magnifiche sorti e progressive” raggiunte dall’Europa della Belle epoque. In definitiva tutte queste invenzioni e scoperte tecnologiche migliorarono e semplificarono le condizioni della vita umana e si diffuse uno sconfinato senso di ottimismo.

In questo contesto socio-economico-culturale si fa convenzionalmente risalire la nascita ufficiale del cinema, al 28 dicembre 1895, quando nel parigino Salon Indien la prima proiezione pubblica di una dozzina di filmati della durata di due minuti, realizzati dai fratelli Lumière. La proiezione al Salon Indien fu effettuata con il cinématographe, apparecchio per la ripresa, la stampa e le proiezioni di immagini in movimento, brevettato dai suddetti fratelli nel 1895.

Non si può parlare, tuttavia, di invenzione del cinema in senso assoluto, dato che a quel risultato si era giunti solo dopo una serie di ricerche, di scoperte e di esperimenti avviati oltre sessant’anni prima. I primi studi scientifici sulla visione degli oggetti in movimento risalgono infatti alla prima metà dell’800, con il “Phenakistoscope” di J. Plateau, lo “Stroboscope” di S. Stampfer, lo “Zootrope” di W.G. Horner. Ma alla vera e propria proiezione di immagini in movimento, ottenute fotograficamente, si giunse solo nel 1889; arrivarono contemporaneamente a questo risultato: l’inglese W. Friese-Greene, il francese L. Leprince e l’americano T.A. Edison; a quest’ultimo va anche il merito di avere impiegato il “film”, cioè la pellicola flessibile perforata, larga 35 mm (dimensione che si impose poi come formato standard); e inoltre il merito di aver messo in funzione, nel febbraio del 1893, il primo studio cinematografico del Mondo. Ai fratelli Lumière si deve comunque l’idea di proiettare la pellicola, così da consentire la visione dello spettacolo ad una moltitudine di spettatori. Essi non intuirono il potenziale di questo strumento come mezzo per fare spettacolo, considerandolo esclusivamente a fini documentaristici, senza per questo sminuirne l’importanza, tentarono di vendere le loro macchine, limitandosi a darle in locazione.

I Lumière riuscirono a creare un apparecchio migliore degli altri (il Cinématographe, appunto) poiché nel 1894 applicarono alla loro macchina da presa un sistema a griffe, azionato a manovella, in grado di far scorrere adeguatamente la pellicola da una bobina all’altra. Esso deve gran parte del suo successo alla tecnica assai raffinata di L. Lumière, uno dei fotografi più celebri del suo tempo, e alla sua scelta di soggetti tratti dalla vita quotidiana, che ebbero la capacità di affascinare il pubblico, attratto dall’apparizione sullo schermo di ambienti e facce familiari o ingenuamente impaurito dal progressivo ingrandirsi sullo schermo di una sopraggiungente locomotiva. Come quasi tutte le cineprese dell’epoca, la loro funzionava sia da stampatrice che proiettore con l’aggiunta di una fonte luminosa. I primi film Lumière erano girati con una cadenza (o frequenza) di 15 fotogrammi al secondo, si basavano su degli studi scientifici precedenti, infatti l’occhio umano riesce a avvertire come movimento continuo una serie di immagini fisse, leggermente diverse tra loro, che vengono proiettate in celere successione, ad una velocità di almeno 15 fotogrammi al secondo (c.d. fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina). La maggior parte dei film delle origini era composta da una sola inquadratura, ma macchina da presa era sempre tenuta nella stessa posizione, e l’azione si svolgeva nel tempo di un’unica ripresa. In molti casi, i registi facevano di un singolo soggetto diverse riprese, questi venivano poi trattati come una serie di film separati.

Strumenti ottici come il “Fenachitoscopio” (1832) o lo “Zootropio” (1833) potevano rendere l’illusione di un movimento continuo proprio fondandosi su questo principio: le immagini erano disegnate su dei rulli scorrevoli attivabili roteando una manovella; tramite un piccolo foro lo spettatore poteva ammirare le immagini scorrere e ricevere l’impressione di un movimento continuo.

Considerato uno strumento per studiare i fenomeni della natura, il cinematografo era appena nato quando si trasformò in cinema, ossia in mezzo di spettacolo: alla scienza si oppose l’immaginazione; al cinematografo come mezzo tecnico di riproduzione si oppose il cinema come mezzo di espressione; alla realtà si sostituì l’illusione della realtà, la sua ombra.

Dott. Andrea Ranaldi