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Terzo mondo? No, solo L’Aquila

comune aquilaSembrerebbe di essere in un villaggio del terzo mondo, tanti anni fa, se non fosse per i bicchieri di cocktail lasciati a terra poche ore prima dal popolo della notte, unico segnale di vita e di “modernità”. Nel centro storico spuntano buche, cumuli di sampietrini divelti, spazzatura, tubi qua e là in pieno corso. La scusa del terremoto, a quattro anni dal cataclisma, non regge più, perché è una bruttura ben più tangibile quella che ostacola il passo. I civilizzati la chiamano “indifferenza”. Pericolosa perché diventa un vero e proprio attentato alla sicurezza dei malcapitati di turno. Alla difficoltà del camminare in mezzo ai puntellamenti e alle immancabili macerie, infatti, si aggiunge quella delle transenne da schivare, di cumuli di spazzatura varia ed escrementi da aggirare. I “regali” dei cani: un problema dilagante, non solo aquilano, ma abruzzese. Un autentico “male del momento” che deve essere combattuto.

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