Chiusura traforo Gran Sasso. Vicini alla revoca

“Un protocollo di monitoraggio ambientale e della risorsa idrica per scongiurare  la chiusura del traforo, assicurando la sicurezza e la potabilità delle acque per tutelare la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, garantire il proseguimento delle attività dell’Istituto di Fisica”. 

E’ quanto proposto dal ministro Toninelli, alla vigilia della chiusura del traforo del Gran Sasso, annunciata da Strada dei Parchi SpA, concessionaria delle autostrade A24 e A25.
Una pianificazione dell’emergenza di cui si occuperà la Protezione civile di concerto con la Regione Abruzzo, alla quale verrà affiancato un piano di limitazione della circolazione sulla tratta in questione.

La vicenda risale a quindici anni fa, quando un’ingente quantità di materiali tossici provenienti dall’Istituto di fisica nucleare che ha sede nel cuore del Gran Sasso, si riversò nelle falde acquifere del teramano.  Era il 2002 e quel tratto Assergi- Colledara in cui si trova anche il traforo che unisce l’entroterra alla costa,  finì tristemente sotto i riflettori.

Dall’apertura dell’inchiesta giudiziaria che portò al rinvio a giudizio di 10 dirigenti tra i vertici di Strada dei Parchi SpA, della società del ciclo idrico integrato Ruzzo reti Spa, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, governo dopo governo si è prodotta una situazione di stallo che ha soltanto stratificato i problemi senza giungere ad una soluzione. Intanto, in attesa del processo che si aprirà il 13 settembre, Strada dei parchi  ha deciso di chiudere il traforo a partire dal 19 maggio, notizia che ha scatenato una bufera. La chiusura, infatti, comporterebbe l’isolamento della nostra regione in termini logistici a cominciare da un serio rischio per l’incolumità delle persone, poiché i servizi assistenziali e gli interventi sanitari d’urgenza da L’Aquila a Teramo, non potrebbero essere più garantiti, tanto meno sostituiti da percorsi non adatti alla mobilità moderna. La chiusura del tunnel ci riporterebbe decenni indietro, e in una situazione ben diversa da quella del 1984 – data della sua inaugurazione – considerando la mole di mezzi, soprattutto da carico, che vi transitano oggi e che sarebbero costretti ad improvvisarsi lungo le vie alternative.

Per scongiurare la malaugurata ipotesi che spezzerebbe l’Italia i due, il sottosegretario Gianluca Vacca si è attivato immediatamente per un tavolo di coordinamento con ministeri competenti, uffici tecnici, ministri, presidente della regione e associazioni di categoria, ma nonostante il Governo abbia previsto tutte le procedure per mettere in sicurezza la regione anche attraverso il Decreto sblocca cantieri, i dirigenti di Strada dei Parchi sembrano voler proseguire con l’ipotesi di chiusura.

Qualcuno ha avanzato persino l’ipotesi di revocare la concessione a Strada dei Parchi.
La notizia che sembra trapelare non è ancora ufficiale, ma la revoca della chiusura del tunnel sembra essere ormai certa. In queste ore, incontri tra Mit e Strada dei Parchi per scongiurare la chiusura di una delle arterie più importanti del nostro Paese.