Cosa è successo al vincitore del Tour de France?

La tempesta è appena passata ma l’uragano non è ancora scongiurato. Il caso Froome è già stato archiviato tra le top news dello scorso anno, tuttavia il 2018 potrebbe portare a nuovi ribaltoni. Il quattro volte vincitore del Tour de France si sta allenando in Sudafrica (sua terra di origine) per preparare al meglio il Giro d’Italia, primo grande obiettivo della stagione. Ma Froome al Giro ci sarà oppure no? Il mistero si infittisce.
Nel corso dell’ultima Vuelta a Espana, al portacolori del Team Sky è stato riscontrato un livello di salbutamolo superiore al limite consentito. Violazione delle norme antidoping? Sulla carta no, perché il salbutamolo (regolarmente prescritto per chi soffre di asma) risulta nell’elenco delle sostanze specifiche che non rendono automatica la sospensione del corridore da parte delle autorità competenti. La facoltà spetta, eventualmente, alla squadra di appartenenza: nel caso Froome, la Sky ha deciso di non prendere alcuna decisione. Già, perché tra gli inglesi c’è la convinzione che si sia agito secondo le regole. Ai legali l’arduo compito di dimostrare l’”innocenza” di Froome e Sky, sorretta da teorie, studi e perizie che per ora hanno soltanto il valore di ipotesi. L’opzione al vaglio di Sky è quella che l’elevato livello di salbutamolo riscontrato nelle urine del corridore sia dovuto alla disidratazione ed allo sforzo fisico. Spiegazione credibile ma tutt’altro che condivisa da molti tra colleghi ed addetti ai lavori. Ciò a testimonianza di quanta “malafede” potesse esserci attorno alla figura “robotica” di Chris Froome ed al metodismo da laboratorio di Sky.
Il verdetto, dunque, è ancora in sospeso ed è improbabile che si arrivi alla tanto sospirata conclusione del caso in breve tempo. La palla passa adesso al LADS, ufficio legale antidoping dell’UCI, che si confronterà con il Team Sky e, tra questo e il prossimo mese, pronuncerà una prima proposta di sanzione. Altro punto interrogativo riguarda l’entità di tali sanzioni: si va da un nulla di fatto ai 4 anni di squalifica. Se Froome non dovesse accettare il verdetto, allora il tutto passerebbe in mano al Tribunale antidoping dell’UCI, con i tempi che si allungherebbero ulteriormente rischiando di riproporre un “Caso Contador” 2, quando allo spagnolo fu tolto a tavolino il Giro d’Italia 2011 dopo la positività al clenbuterolo riscontrata al Tour de France dell’anno precedente. Dalle convinzioni di casa Sky sembra proprio che non ci sia la minima intenzione di accettare qualsiasi sanzione (anche lieve) combinata dal LADS. Ciò vorrebbe dire, inesorabilmente, tempi lunghi, non proprio quelli necessari al ciclismo ed alla trasparenza di questo sport.
Il caso Froome fa riflettere sulla effettiva efficacia delle norme UCI e degli organi che dovrebbero attuarle. Un immobilismo, fatto di botta e risposte, ipotesi, congiure e complotti, che fa male all’intero movimento. La stessa credibilità di Froome, in procinto di preparare l’assalto al Giro passando per Tirreno-Adriatico e Tour of the Alps, sta rischiando seriamente di essere compromessa. Per un 4 volte re della Grande Boucle sarebbe una macchia indelebile.

Luca Pulsoni