Dopo la tragedia svoltasi a Rebibbia, nostra intervista a Lia Viola Catalano, Psicologa di chiara fama.

L’opinione della Dr.ssa CATALANO, Consulente presso l’Istituto Penale Rebibbia.

Ha giustamente agitato tutti l’orribile fatto avvenuto al carcere di Rebibbia, cioè l’assassinio da parte di una detenuta dei suoi due bambini, mediante il gesto animalesco di averli scagliati per le scale del luogo di detenzione.
E’ stato altresì commentato l’atto immediato del Guardasigilli che, secondo la legge, ha disposto la sospensione della Direttrice e della Vice del settore dell’Istituto: secondo molti, ivi compreso un Agente di Polizia Penitenziaria, intervistato fuggevolmente, non potevano nè prevedere l’assassinio nè evitarlo tempestivamente, dato che le detenute non vengono costrette in cella o legate al letto. Per definire con lucidità questo dilemma, e soprattutto in sostegno ai bambini figli di fuorilegge,
Consulpress ha intervistato Lia Viola Catalano, Psicologa da lunghissimo tempo presso Rebibbia.

Alla domanda, se trovasse comprensibile la disposizione del Ministro Antonio Bonafede, Lia Catalano ha risposto di non essere d’accordo, perchè, alla luce dei fatti, la detenuta che si è macchiata di infanticidio è una malata di mente, che ha agito spinta da una crisi depressiva. “Questa gente non può essere trattata come un qualunque carcerato: è fuori di testa e va curata; se ha figli, questi devono essere dati in temporaneo affido fino a che la cura non abbia normalizzato il genitore”. – ed ha continuato: – ” la situazione che si dibatte, se lasciare o no i figli ai carcerati, mi vede favorevole, perchè è giusto che i bambini crescano con i congiunti e non con persone estranee, ma non in presenza di soggetti patologici. Aggiungo poi che l’intera situazione di presenza infantile nelle carceri andrebbe rivista e migliorata: non sono solo i figli di detenuti a dover essere seguiti, ma anche i figli che hanno i parenti “pentiti”, o i figli di persone delle Forze dell’Ordine, perchè sono continuamente esposti al rischio di essere rapiti, maltrattati, uccisi. Ne ho conosciuto uno, che mentiva in continuazione per difendersi, per paura.”
“Bonafede dovrebbe attivarsi in tal senso, anche se non è facile. Per i malati, che non ragionano, e soprattutto in questo caso, cioè quello di una spacciatrice di droga, probabilmente drogata, bambini o no, figli o no, sono semplicemente estranei contro i quali talvolta si avventano. Una mamma normale, anche detenuta, soffre per il futuro del figlio piccolo in carcere con lei, ma non lo ammazza, e mai in quel modo”.
Dunque il Ministro dovrebbe risolvere questo nodo bambini secondo la situazione giudiziaria, allontanandoli, anche non definitivamente, se vi è malattia mentale, dal luogo protetto, cioè l’Istituzione Penale, e preparare ex novo strutture che i governi precedenti non hanno neanche fuggevolmente proposto. Si è volutamente lasciata la cornice delle virgolette per evidenziare l’opinione di una Psicologa che ha visto ogni genere di detenuto, ed è quindi la voce più attendibile per ragionare e capire questo tragico avvenimento.

Marilù Giannone