ESCLUSIVA – Piccione: Noi, il Festival e…

piccione membri_gag“Mi faccio una sigaretta modificata. L’accendo e me la gusto come fosse marmellata”. Partirà così la prima volta al Festival di Avezzano di “Piccione e i membri della Gag”. La kermesse musicale, giunta alla sua 20esima edizione, vedrà l’esordio in gara questi 15 (+ 2) scalmanati che cantano musica e suonano parole. Perché “va bene tutto e non va bene niente”. E c’è attesa per capire come reagirà il pubblico del teatro Dei Marsi, abituato a ben altro. In esclusiva per Infoboom.it, abbiamo intervistato Rolando ‘Piccione’ Porretta, frontman e anima di questo gruppo così variegato e dalle molteplici personalità.

Piccione, raccontaci com’è nata l’idea di partecipare al Festival di Avezzano.
“Una sera eravamo con Luca Di Nicola che ci ha espresso il suo desiderio di volerci al Festival. ‘Non vi posso chiamare come ospiti, quindi venite a partecipare anche se so che non ve ne frega nulla di vincere’, ci ha detto. E noi siamo stati ben felici di accontentarlo”.

Che tipo di musica fate?
“Noi facciamo reggae e ska, con una variante nostra che chiamiamo cabareggae. Il cabareggae è un tipo di commistione difficilmente percepibile solo ascoltando il cd. Di fatto, uniamo reggae e cabaret. Cantando live, siamo sempre vestiti con costumi scelti ad hoc. Abbiamo ad esempio inscenato Pinocchio, Peter Pan ecc… Insomma, seguiamo spesso un filone di storie note. Poi ideiamo anche situazioni divertenti estemporanee, come quella volta che facemmo gli spermatozoi. Possiamo dire che in noi c’è tanto di Elio e le Storie Tese. Fra un po’ faremo anche un sito in cui metteremo dentro video e tanto materiale”.

Come siete nati?
“All’inizio eravamo io e Paolo Baiocchi. Lui suonava la chitarra e io il djembe a L’Aquila, strimpellando per locali di tanto in tanto. Pian piano si è aggiunto qualcun altro e sono nati i “Bumb bum bum pè pè pè”, denominazione propriamente onomatopeica. Abbiamo fatto serate fino al 2007, solo a L’Aquila. Poi ci chiamarono per aprire un concerto a Capistrello dei Radici nel Cemento. Pensai allora di organizzare una formazione reggae cambiando alcuni elementi: da lì abbiamo capito che ci saremmo potuti divertire e che il progetto musicale sarebbe potuto crescere. A me piace circondarmi di amici e di musicisti, mentre io non so nulla di musica. Le mie nozioni si fermano alle lezioni di flauto di terza media. Ora sto provando a recuperare, anche grazie ai professionisti che ho intorno. Adesso siamo in 15, con una sessione potente di fiati e tanti laureati in musica. Come escono le canzoni? C’è chi non sa cosa fare e si buca; noi ci ubriachiamo e scriviamo canzoni”.

Perché il Festival?
“Vi devo dire che mi ero fatto un’idea sbagliata di Luca Di Nicola, come accade spesso quando si giudica senza conoscere le persone. E’ simpatico, affabile. Almeno con noi è stato anche abbastanza umile. Poteva pretendere di più nella registrazione del pezzo, ad esempio. E non abbiamo avuto alcun paletto nella stesura della canzone che proporremo. Porteremo “Marmellata”, che è il pezzo un po’ più rappresentativo, consigliato dallo stesso Di Nicola. Le prime parole sono queste: “Mi faccio una sigaretta modificata”: solo al pensiero di pronunciare queste parole al teatro Dei Marsi, davanti a tutta Avezzano, non si poteva declinare l’invito. E non abbiamo avuto nemmeno limitazioni per la gag che proporremo. Anzi, abbiamo aggiunto un paio di idee funzionali allo spettacolo. Posso anticipare che saremo elegantissimi, puntualissimi e precisissimi”.

E’ vero che c’è un po’ di fastidio per il fatto del playback?
“Suonare e cantare in playback può sembrare facile, però non c’è soddisfazione: il bello di suonare live è che puoi sbagliare, non è finto. Anzi: devi sbagliare. Come gruppi ci siamo noi e un altro, per il resto sono tutti cantanti singoli. Per il singolo è più semplice lavorare in playback. Noi invece ci siamo posti il problema: come sottolineare il fatto di non voler fare il playback senza essere ridicoli? Se non dobbiamo pensare a suonare, dobbiamo pensare a una delle migliori gag mai fatte”.

Cosa si devono aspettare i vostri fan dalla presenza al Festival e come hanno preso la notizia della partecipazione?
“Stranamente, l’hanno presa bene. Noi siamo ancora un gruppo del territorio, ci seguono in tantissimi, ma è chiaro che conosciamo quasi tutti. E’ anche vero che di gente ne conosciamo tanta. Posso dire che li vedo molto incuriositi. Si sa che il Festival è un po’ una ‘palla’: immagina tutti questi neomelodici che puntano a vincere… Tra quelli che ci seguono assiduamente, ritengo che siano molto pochi quelli che abbiano mai seguito la kermesse. Poi c’è Luca Di Nicola che è bravissimo e, in fondo, è una questione di gusti musicali. E dirò di più: secondo me ci hanno piazzato terzultimi in scaletta proprio perché il timore era che, suonando per primi, la sala si sarebbe svuotata. C’è curiosità per ciò che faremo e per le conseguenze che ci saranno: bellissimo”.

Raramente si toccano nelle vostre canzoni temi politici in maniera diretta. Ma c’è un episodio che forse vale la pena di chiarire a riguardo della cover dei 99 Posse “Rigurgito antifascista”.
“Durante i nostri concerti ci capita spesso di suonare questo pezzo dei 99 Posse. Ed è successo che a qualcuno non andava bene”.

“Se vedo un punto nero ci sparo a vista”: questa la frase incriminata contenuta nel pezzo.
“Ma io non sparo a nessuno: sarei fascista anche io. Da quel momento in poi ne abbiamo ricavato una gag e così è diventato “Se vedo un punto nero gli pago la pizza”. Il motivo? Se un giorno qualcuno dovesse tornare sull’argomento, io gli direi: “Da quando abbiamo cambiato testo, qualcuno senza motivo è venuto e ti ha pagato la pizza? No? E allora vedi che neanche ti avrebbe sparato!”. Questo è il succo del discorso”.

Come evolve il progetto della vostra formazione al di là del Festival?
“Sta prendendo una piega seria, partendo dall’anno scorso. Abbiamo già fatto un grandissimo salto di qualità a tutti i livelli. Se qualcuno ci ha mai criticato per il tema delle droghe leggere? Sulle canne ormai non più. Io non voglio convincere nessuno a iniziare a fumare, ma io quelle due ‘bombette’ dopo cena voglio farmele. Si parla di legalizzazione semplice, come già esiste in molti altri stati”.

E sulla produzione musicale è giunta mai qualche critica?
“Più che altro spesso ci viene rimproverato di suonare sempre gli stessi pezzi e da un lato è vero, sebbene da quando è uscito il nostro cd abbiamo già sfornato 4 canzoni nuove. Poi ci sono le cover, che cambiamo spesso. Anche io mi sono fatto queste stesse domande e, infatti, quest’estate ad Avezzano faremo solo 3-4 serate serie, evitando i bar. Si è stufata la gente, ma ci siamo stufati anche noi. L’obiettivo è uscire un po’ dalla Marsica oppure alzare il livello della qualità, e per riuscirvi occorre un cachet più alto. Qui, poi, si va a mode: succede con i bar, succede con i negozi e succede anche con la musica. E poi da valutare c’è anche la gran parte di persone che invece ci chiede con insistenza quando torniamo a fare concerti perché con noi si divertono. Devo constatare che ad Avezzano non c’è grande cultura musicale: pensate che qualcuno ha creduto che la Tim, nel nuovo spot pubblicitario, ha preso una nostra canzone. In realtà si riferiscono “Monkey Man”, brano dei Toots & The Maytals risalente al 1968!”.

Un’ultima domanda: se doveste vincere il Festival, a chi paghereste una pizza?

“A voi di Infoboom sicuramente!”.

 

“Piccione e i membri della Gag” sono: Rolando ‘Piccione’ Porretta, Paolo Baiocchi, Matteo Rea, Danilo Tiburzi, Luigi Stornelli, Max Piacente, Luigi Sfirri, Roberto Cofini, Giulio Barbieri, Damiano Notarpasquale, Antonio Marianella, Costantino Di Vincenzo, Paola Ronci, Annalisa Marianella, Patrizio De Luca. Special guest: Ruben Coco e Lorenzo Nunziato.

 

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