GRATUITO PATROCINIO: LO STRANIERO PUÒ AUTOCERTIFICARE I REDDITI SE MANCA L’ATTESTAZIONE CONSOLARE

Ai fini dell’accoglimento dell’istanza per l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato proposta dal cittadino extracomunitario, è sufficiente la presentazione dell’autocertificazione sui redditi prodotti all’estero qualora sia «impossibile» produrre l’attestazione consolare dello Stato d’origine. È quanto sancito dalla quarta sezione penale della Cassazione con sentenza n. 8617/2018, depositata il 22 febbraio scorso.

L’istituto
Il DPR n. 115/02 regola l’istituto del patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, per la difesa del cittadino non abbiente. Sebbene l’art. 74 faccia espressamente riferimento al solo cittadino, esso deve essere letto in combinato con il successivo art. 119 (rubricato equiparazione dello straniero e dell’apolide) che equipara espressamente al cittadino italiano “lo straniero regolarmente soggiornante al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare e l’apolide” . Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82. Se l’interessato convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.

La sentenza
La Cassazione osserva che anche se l’art. 79 del DPR n. 115/02 recita “Per i redditi prodotti all’estero, il cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea correda l’istanza con una certificazione dell’autorità consolare competente, che attesta la veridicità di quanto in essa indicato”, nondimeno, l’art. 94, comma 2, consente “In caso di impossibilità a produrre la documentazione richiesta ai sensi dell’articolo 79, comma 2 – che – il cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea” possa sostituirla “a pena di inammissibilita’, con una dichiarazione sostitutiva di certificazione”. Sul concetto di “impossibilità” previsto dalla norma sopra richiamata, i supremi giudici hanno specificato che la stessa non debba essere intesa in senso assoluto, come per es. nei casi di esplicito immotivato rifiuto, perché in un procedimento teso ad assicurare la difesa del non abbiente una simile interpretazione lascerebbe fuori tutte le ipotesi di inadempienza dello Stato interpellato, ancorché causate da motivazioni di mero ritardo. In pratica L’impossibilità di produrre l’attestazione delle condizioni di reddito può comportare rigetto dell’istanza solo se dipende dalla negligenza dell’interessato, mentre non devono nuocergli le inadempienze non a lui direttamente imputabili. L’impossibilità di produrre l’attestazione relativa ai redditi prodotti all’estero – concludono quindi i giudici “può essere sopperita con la produzione dell’autocertificazione, corredata delle istanze per ottenere la documentazione di cui all’articolo 79.

Sullo stesso argomento vedi anche:
– Gratuito patrocinio ammesso per il minore straniero che ha chiesto il permesso di soggiorno (Cass. Sent. n. 164/2018)