Polizia e immigrazione: razzista sarà lei!

di LEANDRO ABEILLE *
Introduzione

L’immigrazione dai paesi poveri sta cambiando totalmente l’identità del nostro paese, a causa, non solo dell’affluenza di nuove etnie e culture ma anche rispetto alla percezione che gli italiani hanno dello straniero. Fino a 30/40 anni fa nessuno avrebbe immaginato la sparizione delle rosticcerie a Roma, sostituite in massa dai “kebabbari”, l’apertura di alimentari bengalesi o parrucchieri cinesi, in luogo di commercianti e hair stylist nostrani. Nessuno aveva predetto che i primi “vù cumprà” di cinture, occhiali e borse false sarebbero diventati l’avanguardia del mercato della contraffazione in Italia. Perfino i “caporali” delle campagne pugliesi, tipici quanto le burrate o i taralli, pian piano vengono sostituiti dagli stranieri.
L’operatore di Polizia (Locale, dello Stato, Militare) è in prima linea rispetto a molti aspetti della vita sociale gestiti dagli stranieri e spesso si trova in difficoltà nello svolgimento del suo lavoro. Una difficoltà duplice che in primis lo obbliga a capire una cultura straniera, la quale, spesso è lontana dalla propria e al tempo stesso, deve far rispettare una legge che è lontana dagli usi e costumi dello straniero. Il tutto senza essere discriminatorio.
Spesso il lavoro dell’operatore di Polizia è sottoposto al filtro della percezione del cittadino. Un intervento più che corretto si trasforma in un calvario mediatico e di conseguenza, sociale, soprattutto se ripreso e postato sui canali telematici, come se fosse un cattivo esempio, alla mercé dei “tifosi” che sono presenti su internet, i quali, nel 99% dei casi non sanno nulla di legge o di tecniche operative. Così, un più che corretto intervento[1] di immobilizzazione di un venditore abusivo e sequestro di merce contraffatta, ad opera della Polizia Locale di Roma Capitale, si è trasformato in un “gesto discriminatorio di stampo razziale” con alcuni cittadini che invocavano la liberazione del “fermato”. Come se la contraffazione, la vendita abusiva e i vari tentativi di divincolarsi dalle forze dell’ordine fossero comportamenti leciti. Gli operatori delle forze dell’ordine, per alcuni radical-chic in modalità “#iostoconmimmo”, stanno diventando una specie SS, feroci aguzzini di poveri esseri umani. Un siffatto paragone non solo è stupido ma è banalizzante della Shoah. Gli immigrati vengono arrestati e denunciati perché, arrivati senza diritto (è la regolarità dei documenti che garantisce il diritto ad entrare) in Italia, compiono dei reati. Al contrario, gli ebrei, presenti con ogni diritto nei loro paesi, sono stati sterminati dai nazisti perché ebrei e non perché compissero dei reati. Essere ebreo non era reato ma il motivo per cui si moriva. Gli immigrati hanno possibilità di scegliere, gli ebrei non hanno avuta alcuna. Il solo paragone dovrebbe far vergognare chi lo fa.

Chi è lo straniero?

Dobbiamo considerare lo straniero come la persona che non ha cittadinanza di nessun paese dell’Unione Europea ed anche se rifiutato da molte parti, per presunti aspetti razzisti, non è scorretto chiamare lo straniero: “extracomunitario” – ricordando sempre che anche russi o statunitensi sono tali. Anche il termine “clandestino”[2] è stata rifiutato. In molti ne hanno colto il contenuto di “illegalità”, in primis la Croce Rossa Italiana con un suo famoso slogan: “Nessun essere umano è illegale”[3]. Non lo sarà l’essere umano, considerato come abitante del mondo ad essere illegale ma lo è quella persona che non ha il diritto di accedere o di permanere in un paese, senza la documentazione appropriata. Non soddisfa nessuna categorizzazione il termine generico “migrante” adottato da molti giornalisti: il migrante è colui che si muove da un paese ad un altro ma c’è grande differenza tra chi lo fa con i documenti in regola e chi lo fa senza diritto[4]. Ancora peggio quando si definisce un qualsiasi straniero appena arrivato come un “profugo”[5].
Ricordando che le definizioni hanno un senso e vanno usate correttamente:
• Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio paese e presenta, in un altro stato, domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o per ottenere altre forme di protezione internazionale;
• un rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati che all’articolo 1 stabilisce che sia la persona che: “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”. Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi può dimostrare una persecuzione individuale[6];
• un beneficiario di protezione umanitaria è colui che in base alla Convenzione del 1951, non sussistendo alcuna una persecuzione individuale nei suoi confronti nel suo paese d’origine (di conseguenza non può considerarsi rifugiato), necessita però, comunque, di una qualche forma di protezione, in quanto, in caso di rimpatrio nel paese di origine, potrebbe essere in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenze generalizzate e/o massicce violazioni dei diritti umani. Questo tipo di protezione viene definita “sussidiaria”[7].
I termini con cui si individuano le persone danno percezioni diverse alle persone, in base all’orientamento (politico, sociale o culturale) delle persone stesse. Definire una soggetto “extracomunitario clandestino in Italia” non necessariamente presuppone intolleranza o ancora peggio razzismo, dall’altra parte, neanche definirlo “profugo” lo mette al riparo da accezioni negative.
Ancora una volta le definizioni:
• Il razzismo è quando si pensa che la propria razza sia (in qualche modo) superiore ad un’altra;
• l’etnocentrismo è quando si crede che il proprio gruppo sia “il centro di ogni cosa, e tutti gli altri sono classificati e valutati in rapporto a esso[8]” ed il più delle volte si trasforma in superiorità culturale rispetto ad un altro gruppo (intesa anche come etnia o popolazione);
• l’intolleranza è quando un gruppo diverso, in quanto tale, non piace e non è considerato accettabile;
• la xenofobia è quando si ha paura dello straniero e di conseguenza si agisce una specifica intolleranza;
• discriminazione è “ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”.[9]
Definire uno straniero in termini giuridicamente corretti, non è razzismo, xenofobia o intolleranza. Far applicare le leggi dello Stato (ovviamente a tutti) allo straniero non è in alcun modo discriminatorio, tranne che si applichino le regole per lo straniero e non si applichino per l’italiano (e viceversa). La consapevolezza delle definizioni e delle norme che regolano il proprio lavoro permette agli operatori della polizia locale di lavorare, anche comunicativamente, nel modo più corretto, stroncando sul nascere le polemiche di quella fascia di società che vede oppressori ovunque.
Da dove vengono gli stranieri [10]?
Dei 204.718 passaggi illegali monitorati, di cui 118.962 in Italia [11], nel 2017, e dalle interviste fatte dall’Agenzia per le frontiere e la Guardia Costiera – Frontex, si evince che lo straniero migrante irregolare che, sul territorio nazionale diventa clandestino, è per l’86% appartenente alla classe d’età tra i 18 ed i 35 anni, i non sposati sono il 65 % dei maschi di cui la stragrande maggioranza (89%) proviene dall’Africa, dal Medio Oriente e dai paesi asiatici. Il 13% dei migranti ha un’istruzione universitaria (tra questi la fanno da padrone i siriani), il 42% il diploma, il 29 % un’educazione primaria ed il 5% analfabeta. Quasi tutti i migranti hanno amici o parenti in paesi europei ed il 45% di essi, si sposta per ragioni economiche. Per il 16% dei migranti i conflitti nei paesi di provenienza e le condizioni di asilo in Europa sono ottimi motivi di trasferimento. In Italia arrivano perlopiù magrebini, egiziani, nigeriani ed asiatici le loro motivazioni sono quasi esclusivamente economiche: disoccupazione, mancanza di opportunità, carestie. Conseguentemente il profilo del migrante più comune che arriva in Italia è: maschio, musulmano, non sposato, molto giovane e poco scolarizzato[12]. Una grande maggioranza di queste persone vengono in Italia per avere una possibilità in più rispetto ai loro paesi di provenienza, dove il reddito medio è ben sotto a quello del nostro paese.
In più, l’Italia possiede un fascino particolare, fabbriche d’auto importanti e vincenti, grandi squadre di calcio con campioni internazionali, un buon welfare (scuole ed ospedali gratis, contributi economici per i meno abbienti e per gli inabili al lavoro, un sistema pensionistico), città meravigliose[13], un benessere diffuso rispetto ad altri paesi dell’area mediterranea. Queste bellezze italiane a noi (che siamo abituati) sembrano ben poca cosa a fronte delle tasse, dei disservizi, dell’inquinamento, della poca mobilità sociale. E’ vero, potremmo costruire un paese meraviglioso con quello che abbiamo, sia in termini di natura e di opere artistiche, sia in termini di competenze umane ma questo è un altro discorso. Il fatto fondamentale è che noi tiriamo lo sciacquone del bagno con l’acqua potabile, mentre, in alcuni paesi l’acqua non ce l’hanno neanche per far bere i propri figli. Da noi è possibile fondare un movimento, un partito politico e se si viene incarcerati, di solito, dietro c’è un motivo importante, al processo si è difesi da un avvocato vero anche con il gratuito patrocinio. Non solo, per ogni cosa seria o piccolezza, il medico è gratis[14]. Alcuni paesi queste “sottigliezze” se le sognano e questi sono importanti pull factors. L’Europa e l’Italia in testa, è il luogo dove i diritti esistono sul serio e si rispettano. Persino i carcerati hanno diritti, in altri paesi non è così, immaginate le violenze della polizia Italiana, tranne il caso del G8 di quasi 20 anni fa, tutte le morti provocate dalle forze dell’ordine sono state colpose, quando non provocate da eventi naturali. Non è stato lo stesso, ad esempio, per Giulio Regeni e per centinaia di altri egiziani.
L’Italia rappresenta una possibilità rispetto alla povertà del proprio paese. L’Italia è sensibile alle “tragedie del mare”, ai bambini che annegano sulle spiagge, al lavoro sottopagato. Questi sono altri pull factors, dall’altra parte del mediterraneo non ci sono queste sensibilità, non sono abituati. Chi in automobile non posiziona il bambino nell’apposito seggiolino viene multato, abbiamo i cicalini anti-abbandono, la pediatra ogni mese. Abbiamo un figlio massimo due, chi ne ha tre viene considerato “un matto”. Dall’altra parte del mediterraneo si fanno almeno 3 figli (e chi ne fa solo tre è una specie di sfigato), il medico (quando c’è) viene visto solo quando la situazione è disperata, le malattie (anche quelle che si prevengono con i vaccini) uccidono non di rado i bambini. E’ forte da dire ma in Italia trattiamo meglio cani e gatti di quanto in alcuni paesi si trattino i propri figli. Attraversare la strada a Il Cairo è un atto di fede, può andare bene ma si può anche morire. Ci sono circa 17 morti al giorno per via del traffico impazzito e molti bambini viaggiano su motorini con i genitori (anche in tre) senza casco, nei carretti trasportati dai trattori, sui sacchi, se non si tengono bene scivolano e cadono in strada. Quello che succede dopo è il volere di Allah. La diversità è proprio la cultura, cioè il modo di vivere e di sentire di un popolo, che qui non deve essere giudicata ma si deve dire che è diversa. Per questo motivo molte famiglie sono disposte a pagare un viaggio pericoloso e costoso per i propri figli, è una specie di scommessa, se dovesse riuscire quei 2-3000 dollari pagati alle associazioni criminali frutteranno grazie alle rimesse, se non dovesse riuscire (ma è una minoranza di casi) sarà un investimento sbagliato. I migranti non sono uomini, sono “futures[15]”.
Il viaggio verso l’Europa è un inferno: si muore nel deserto, si muore per dare un esempio agli altri (chi si ribella o lamenta viene eliminato), si muore nei campi libici, si muore in mare. Ci sono vari tipi di viaggio: c’è chi ha i soldi, come gli affiliati alla mafia nigeriana o dei foreign fighters di ritorno [16] e viaggia in prima classe, ci sono i “trafficked”[17]che si rendono subito conto che le promesse fatte all’atto del reclutamento erano fittizie e vengono trasformati in schiavi o prostitute e gli “smuggled”[18]che sono i bancomat delle associazioni criminali, per cui le famiglie pagano ad ogni step del viaggio. Quando le famiglie non pagano ci sono torture e schiavitù, in parte per far pagare le famiglie, in parte per coprire i costi della traversata. Chi non è ridotto in schiavitù lavora, anche per 3 anni, a salari bassissimi, per mettere da parte i soldi che gli permetteranno il “passaggio ponte”. La traversata, fino al 2017, è tata piuttosto facile, con il collasso della Libia, bastava mettere in acqua un gommone uscire dalle 12 miglia e farsi venire a prendere da una nave ONG o da una guardia costiera (di solito italiana). Era cosi semplice che il numero della guardia costiera (1530) era pubblicizzato anche in arabo dai migranti che volessero affrontare il mediterraneo[19]. La cosa più complessa era resistere il tempo necessario che intercorreva tra la chiamata e l’arrivo dei soccorsi, per questo motivo a volte i trafficanti si mettevano d’accordo con le ONG circa i punti di salvataggio[20]. Le ONG salvavano vite ed i trafficanti guadagnavano più facilmente. Se il salvataggio era complesso allora i soldi spesi, per acquistare il giubetto di salvataggio o per un posto migliore sulla barca, diventano davvero ben spesi.
Dal momento in cui il Governo Italiano all’interno della missione EUNAVFORMED-Sophia ha iniziato ad addestrare la Guardia Costiera libica[21], fornendo altresì imbarcazioni (usate) della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, permesso il ristabilirsi di una zona SAR (Search and Rescue) libica (anche se in assenza di un vero e proprio Maritime Rescue Coordination Center), gli sbarchi si sono molto ridotti, grazie al fatto che la Guardia Costiera Libica, avendo cognizione di un natante in distress, lo rimorchia all’interno di un porto sicuro nelle proprie acque territoriali, come prevede la normativa internazionale vigente.
A cavallo tra la metà del 2017 e dei primi mesi del 2018 si è assistito ad una corsa al “profugo” tra le navi ONG che cercavano di soccorrere barche in difficoltà e portarle in Italia e la Guardia Costiera Libica che non ci stava a fare da spettatore. Più di qualche problema è sorto quando due navi di soccorso intervenivano, con i migranti che si buttavano a mare e cercavano di allontanarsi dalla Guardia Costiera Libica e dirigersi a nuoto verso le navi ONG. Da quando il Governo Italiano ha chiuso i porti alle navi delle ONG gli sbarchi sono diminuiti ulteriormente. Attualmente i trafficanti stanno cercando altre rotte.
L’impatto sull’Italia
Possiamo accogliere stranieri? Si sicuramente, ma dobbiamo essere pronti a perdere ricchezza e Welfare in maniera direttamente proporzionale al numero degli stranieri che accogliamo. Per un paese che naviga tra il 10 ed il 13% di disoccupazione e che cresce lo 0,2-0,3% l’anno non è consigliabile accogliere stranieri che non sono investitori di capitale[22] ma mera manodopera non specializzata, la quale, è spesso costretta (da imprenditori italiani e stranieri) a lavorare a prezzi di mercato inferiori ed anche lavorando in regime di quasi schiavitù, non sempre trova lavoro. Da non dimenticare che la manodopera straniera va facilmente a coprire il fabbisogno di molte aziende del Nord rendendo difficile (ed antieconomico) per i giovani del Sud emigrare, come fecero i loro padri e nonni.
Per gli stranieri che non lavorano, non avendo la possibilità di ricorrere alla solidarietà sociale (intesa come l’aiuto dei genitori) degli italiani, rimane il crimine. Ovviamente non tutti gli immigrati sono dei criminali e neanche hanno una propensione “naturale” a delinquere ma, tenuto conto della differenza di popolazione rispetto agli italiani, la maggior parte dei criminali sono stranieri. Non è razzismo, è statistica. La statistica è basata sulla matematica ed i numeri non conoscono il politically correct. La popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2017 era di 60.483.973 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5% dei residenti a livello nazionale[23]. Non considerando gli stranieri “fantasma” che possono essere sfuggiti alle rilevazioni dell’Istituto di Statistica e analizzando i dati degli ingressi in carcere, si scopre che gli italiani residenti negli istituti di custodia e pena sono circa il 64%. mentre gli stranieri sono circa il 34%[24]. E’ vero perciò che gli italiani in termini assoluti delinquono più degli stranieri ma è anche vero che sono circa 11 volte più numerosi. Come trend generale esemplificativo delinque ed entra in carcere 1 italiano ogni 1375, mentre delinque ed entra in carcere 1 “non italiano” ogni 231, di cui il 46% circa proviene dall’Africa[25] (maggiormente dai paesi del Magreb), il 42% circa è Europeo[26] (maggiormente Romeno).
Per la gran parte gli stranieri commettono reati riguardanti la droga, le armi, i reati contro il patrimonio e la persona; i reati che creano allarme sociale e bisogno di sicurezza.
Conclusioni

I migranti (regolari o meno, rifugiati o meno) arrivano in Italia per trovare condizioni di vita migliori. In moltissimi casi vivono al limite della legalità ed altrettante volte conoscono i loro diritti ma dimenticano i loro doveri. L’appartenente alla polizia non fa politiche di migrazione ma è un onesto operatore del diritto, per questo non deve cadere nella trappola della discriminazione, vietata dalla nostra Costituzione[27] ma neanche nella trappola del “buonismo” esasperato e soprattutto deve rifiutare di essere considerato un razzista solo perché fa il proprio lavoro. Chiunque, anche se proveniente dalla povertà o bisognoso della protezione di un altro paese, non ha giustificazioni nella violazione delle norme, non è giustificato nemmeno dal fatto che ci potrebbero essere crimini più gravi da perseguire. L’illegalità è illegalità, da qualsiasi parte venga e la repressione di essa rende le nostre città più vivibili.
* Sociologo, giornalista, OSCE Certified Law enforcement Instructor, Istruttore per FRONTEX, Istruttore Certificato di Maritime Security
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NOTE A MARGINE – A mio giudizio, questo intevento di LEANDRO ABEILLE risulta essere tecnicamente ed assolutamente ineccipibibile, corredato di precisazioni, cifre e satistiche per fornire – con un rigore scientifico – una rappresentazione di scenari e situazioni particolarmente complesse e spesso confuse, se non addirittura contradittorie. Numerosi sono inoltre i richiami (ben 27 !) e l’ ultimo breve paragrafo riguardante le “Conclusioni” si può definire una una sentenza di equilibrata saggezza salomonica …. E’ senz’altro un intervento che induce a pensare, a meditare e a riflettere, chiarendo molti luoghi comuni.
Personalmente desidero però fare due precisazioni di cui la prima (A), forse, puntigliosamente tecnica mentre la seconda (B), senz’altro, emotiva: A) – Ritengo sia doveroso distinguere (accantonando le ideologie) i valorosi soldati germanici combattenti nei reparti “SS” dagli “spietati aguzzini” della Gestapo (Polizia Politica di Stato); B) – Ricollegandomi alla frase con cui l’amico Leandro inizia questo suo ponderoso intervento “L’immigrazione dai paesi poveri sta cambiando totalmente l’identità del nostro paese” , io (pur se come “Cattolico” posso condividere i principi di accoglienza, di solidarietà e di tolleranza) come “Ghibellino” (e ritenendo, forse presuntuosamente, che l’Italia oggi esiste in quanto nel 753 A.C. è sorta Roma) posso non condividere e non accettare che “L’ Identità del nostro Paese debba essere totalmente cambiata, stravolta o perduta ” ? __________Giuliano Marchetti
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[1] Si riferisce ad un episodio del 2017.
[2] Inteso come: Che si trova od opera oppure si svolge in una situazione irregolare, senza l’approvazione dell’autorità o contro il divieto delle leggi vigenti: immigrato c.; stazione radio c.; commercio c.; stampa c.; attività c.; lotta c.
[3] Slogan con cui la Croce Rossa Italiana ha festeggiato i 150 anni dalla fondazione.
[4] A tal fine Il T.U. dei doveri del giornalista (Appendice 3 dell’art. 7) recita: “Un migrante/immigrato è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche altrove. Contrariamente al rifugiato può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.
Un migrante irregolare è colui che a) ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera; b) è entrato regolarmente nel paese di destinazione, ad esempio con un visto turistico, e vi è rimasto dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando un cosiddetto ‘overstayer’); o c) non ha lasciato il territorio del paese di destinazione a seguito di un provvedimento di allontanamento”.
[5] Colui che è costretto ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, in seguito ad eventi catastrofici, a persecuzioni o cataclismi.
[6] Ed in nessun caso potrà essere rimandato nel paese di cittadinanza (il cd. Principio di non-refoulement).
[7] La maggior parte delle persone che sono riconosciute bisognose di protezione in Italia riceve un permesso di soggiorno per motivi umanitari anziché lo status di rifugiato.
[8] Così lo definiva William Graham Sumner cit da Enciclopedia Treccani on line.
[9] Art 43 D.Lgs.286/1998.
[10] Con particolare riferimento agli arrivi via mare.
[11] “In 2016, Italy was the most common final destination country” – Frontex Risk Analisys 2017.
[12] In considerazione degli standard europei e delle richieste del mercato del lavoro italiano che richiede iper-specializzazioni sia a livello del diploma (che non è mai una garanzia per un lavoro), sia a livello della laurea (al pari non è una garanzia per il lavoro).
[13] Si immagini Venezia una città sull’acqua per chi vive in regioni semi-desertiche, Roma dove in inverno non nevica mai per chi vive costantemente tra lo zero e il meno zero o Milano con i suoi grattaceli e le sue luci per chi non ha l’energia elettrica o l’acqua potabile.
[14] D. Lgs. n. 286/1998 – Art.35 comma 3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presìdi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare garantiti:
a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi della L. 29 luglio 1975, n. 405, e della L. 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto 6 marzo 1995 del Ministro della sanità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d) gli interventi di profilassi internazionale;
e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente bonifica dei relativi focolai.
[15] Contratto a termine standardizzato con il quale le parti si impegnano a scambiare una certa attività (finanziaria o reale) a un prezzo prefissato e con liquidazione differita a una data futura.
[16] Il Risk Analysis for 2018 di Frontex riporta: “In July 2017, the Radicalisation AwarenessNetwork estimated that about 30 % of over 5 000 Foreign Terrorist Fighters (FTFs) who resided in Europe, and left to Syria, Iraq or Libya, came back to the continent”, pag. 30.
[17] Coloro che vengono movimentati allo scopo di essere sfruttati sessualmente o economicamente, spesso il loro consenso a viaggiare verso l’Europa è estorto tramite violenza o imbrogli vari.
[18] I migranti che acconsentono volontariamente di effettuare il tragitto e che al contrario dei rifugiati possono tornare senza pericoli nel proprio paese.
[19] Da non dimenticare che molte ONG danno informazioni (in più lingue), direttamente nei paesi di provenienza e su internet circa i propri diritti una volta giunti in Italia, oltre a consigli legali anche rispetto alle azioni della Polizia di Frontiera. Tra queste, disponibile su internet la guida “Welcome to Italy” realizzata dalla rete euro-africana “Welcome to Europe”.
[20] Oltre alle numerose indagini della magistratura si confronti: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/migranti-le-rivelazioni-di-una-gola-profonda-mai-salvato-gente-in-pericolo-e-un-business-a-chi-arriva-prima-_3088902-201702a.shtml
[21] E continua attraverso l’agenzia Frontex (in collaborazione con EUBAM) con l’addestramento del General Admistration Coastal Security.
[22] Anche sugli investitori dobbiamo essere chiari, è necessario che lo straniero rispetti le regole italiane (molto stringenti) e non quelle del paese di provenienza (quasi sempre meno stringenti) o nessuna regola. Aziende senza regole “strozzano” con la concorrenza illegale, quelle sane che, nella grande maggioranza dei casi, sono italiane. In un solo caso le aziende scorrette straniere non riescono a fare concorrenza sleale a quelle italiane, quando queste ultime sono gestite dalla mafia.
[23] https://www.istat.it/it/archivio/216999
[24] Dati ISTAT del 2013 che rappresentano un trend generale esemplificativo.
[25] Dall’Africa delinque e perciò entra in carcere 1 persona ogni 355 tra quelli presenti sul territorio nazionale.
[26] Dai paesi UE delinque e perciò entra in carcere 1 persona ogni 367 tra quelli presenti sul territorio nazionale.
[27] Art. 3.