Spiegare il modo di fare impresa ai bambini? Si può!

Le Grandi potenzialità dei Piccoli!



Altro che lezioni di disegno, inglese e quant’altro: a 5 anni si può imparare a fare l’imprenditore. È quanto ci spiega la filosofia di MoneyTree Asia Pacific, (riportata anche su EconomyUp, la testata leader in Italia riguardante l’ambito della Trasformazione digitale e dell’Innovazione imprenditoriale), un’organizzazione asiatica di aziende, da Singapore _sede principale_ all’Indonesia, dalla Malesia al Borneo ad Hong Kong, che tiene corsi a pagamento di “alfabetizzazione finanziaria” e imprenditorialità anche per bambini in età pre-scolare. Certo insegnare a bambini a maneggiare denaro, gestire un conto ed esercitarsi con i prodotti finanziari, in Italia, potrebbe sembrare curioso, in Asia, invece, dove la finanza è sempre più complessa un’adeguata formazione risulta opportuna sin dall’infanzia. Il founder di MoneyTree, nata nel 2009, è il Ceo (Chief Executive Officer ovvero l’Amministratore delegato) Michael Reyes che, al GEC 2015 di Milano, il grande evento dedicato al mondo delle imprese innovative, ha presentato l’idea di insegnare l’impresa ai più piccoli come grandiosa in un Paese, come anche il nostro, in cui la disoccupazione giovanile ha superato quasi ogni limite. Fare impresa può essere effettivamente un’opportunità concreta di autoimpiego per le ‘giovani leve’.
In poche parole, si tratta di mettere a disposizione dei ‘futuri adulti’ una piattaforma dedicata a fornire competenze e conoscenze necessarie ad affrontare nel modo migliore possibile il loro futuro in campo finanziario. La raccolta dei contenuti può essere erogata sia durante sessioni face to face sia online. Ma in cosa consiste esattamente una lezione? Ai giovanissimi allievi vengono forniti soldi in contanti, carte di credito, certificati di investimento. Dopo averli provvisti dell’‘attrezzatura’ necessaria, gli insegnanti spiegano loro le regole basilari del guadagno, della spesa e dell’investimento. C’è da chiarire però che le regole vengono presentate nel modo più divertente possibile e più adatto a questo tipo di pubblico. È prevista persino l’esistenza di una banca (virtuale ma non troppo, quasi in miniatura insomma) alla quale gli allievi si possono rivolgere per fare praticamente qualsiasi cosa si può fare in una banca, compreso percepire gli interessi sui propri depositi. Nel programma è stabilita anche l’assegnazione di un lavoro ai piccoli che, come avviene nel mondo reale, dovranno imparare sulle proprie spalle le regole della vita lavorativa: potranno essere così promossi, ammoniti o persino licenziati se non adempiono correttamente al loro dovere.
Nel nostro mondo occidentale risultano forse, come detto anche in precedenza, metodi singolari e un po’ bruschi, ma nel mondo asiatico, dove il successo è sinonimo di possedere più denaro di quanto sia effettivamente necessario, sono metodi molto efficaci.
Ora_, che questo sistema si curi soltanto di plasmare i Paperoni del domani, che abbiano o meno ragione gli asiatici è difficile da giudicare, analizzando il tutto anche da un punto di vista psico-pedagogico, ma quel che è certo è che almeno in Italia la formazione scolastica e universitaria è troppo teorica, infatti ci sono già avvisaglie di una presa di coscienza di questa problematica e i giovani (_posso confermare per esperienza diretta_) ne pagano oltremodo le spese. Quindi, pur se con accorgimenti meno aspri, sarebbe da revisionare il nostro intero sistema di apprendimento. Se ti aspetti che qualcuno ti immetta in un percorso strutturato ci sono poche speranze, ma se hai una buona idea e voglia di metterti in gioco, puoi farcela davvero. Tanti sono i campi possibili: dalla  green economy al turismo sostenibile, da un certo tipo di agricoltura più vicina all’uomo all’innovazione sociale, dall’efficienza energetica fino ai fablab (dall’inglese fabrication laboratory, piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale). Noi italiani siamo all’avanguardia anche nella manifattura digitale. Non bisogna disperare, ma farsi attori e promotori di cambiamento! Come sostenuto simpaticamente dal nuovo movimento ‘italiachecambia.org’: “Non essere pazzi a tal punto da pensare di salvare il mondo, ma almeno pazzi da lavorare per questo!”
Riguardo i più piccoli, invece, mi faccio sostenitrice dell’affermazione: “Non conosco bambini che non ascoltino coloro da cui si sentono ascoltati e amati!”; il tutto per ribadire che i bambini sono capaci di molto e la società degli adulti spesso sottovaluta questo fatto; ma sono anche possessori di un’intelligenza che va stimolata ogni giorno, per poter potenziare le loro doti e portare alla luce i loro talenti.
“Non si tratta di dare lezioni di intelligenza, ma di saper cogliere nei gesti quotidiani le infinite occasioni per arricchire di pensieri, conoscenze, emozioni, ricordi, domande, simboli, parole, la vita durante l’infanzia”.
Per esempio, una ricerca pubblicata su ‘Child Development’, su un campione di 179 bambini, attesta che le prime regole di scrittura si imparano già prima dei tre anni, mediante l’associazione della lunghezza della parola ascoltata con quella riprodotta su carta. Una sorta di ‘Pregrafismo Sensoriale’. È una scoperta che permetterà di individuare precocemente le difficoltà di lettura e anticipare gli interventi correttivi.
Come sosteneva anche Feuerstein, fondatore proprio di un metodo per lo sviluppo del potenziale di apprendimento dei bambini, bisogna: parlar loro guardandoli negli occhi, fare in modo che la loro camera sia sempre in ordine, abituarli ad esempio anche ad ascoltare Mozart, assegnar loro piccoli compiti quotidiani, raccontar loro la storia della propria famiglia e questi sono da considerarsi solo alcuni piccoli suggerimenti.
George Carlin (comico, attore e sceneggiatore statunitense, celebre per l’atteggiamento irriverente e le osservazioni sul linguaggio, la psicologia e la religione) affermava: <Non insegnate ai bambini a leggere e basta. Insegnate loro a porsi domande su ciò che leggono. Insegnate loro a porsi domande su ogni cosa!>. Questo è il senso!
Ovviamente, seguendo anche Gianni Rodari (scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue) il tutto senza deporre il divertimento, il gioco, la fantasia, la creatività, anche negli insegnamenti che si vogliono trasmettere.
Soprattutto trasmettere la consapevolezza di appartenere a una storia che viene dal passato, aiuterà i piccoli a proiettarsi nel miglior modo nel futuro.
Per usare le stesse parole di Rodari, tratte da “Favole al telefono”, ad ogni bimbo dedico quanto segue: «Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: -Buon viaggio!»; mentre noi, cari lettori, ci salutiamo così: “Buon Futuro costruttivo di tutto cuore”!
Alla prossima!

Augusta D’Andrea